Di certo per ora ci sono inquietudini e sussurri. Di tanto in tanto grida e denunce.
Della gestione dei rifiuti urbani, nella bassa padovana, si occupa la De Vizia Transfer spa. Una grossa azienda del settore, nata alla fine degli anni ’60 in quel di Avellino, nel grembo della Fiat – ha  partecipato alla costruzione dei maggiori stabilimenti targati Fiat come  Termini Imerese, Cassino e Pomigliano d’Arco – ed in crescita vorticosa negli anni ’80 della ricostruzione del terremoto.

Al timone una famiglia unita: Vincenzo, il patriarca – sfiorato, ma uscito indenne dall’inchiesta sul traffico di rifiuti denominata «Chernobyl» -, il figlio Emilio, vicesindaco del comune di Montefusco [Av] – ha subito, secondo un’interrogazione recentemente presentata nel Consiglio Regionale veneto, un procedimento penale per aver minacciato «di licenziare i dipendenti di una ditta, della quale era azionista, qualora non fossero stati riconoscenti nell’espressione del voto» -, e il fratello Nicola, insieme ad Emilio, sotto processo per ipotesi di reato che vanno da avvelenamento delle acque, inquinamento, disastro ambientale e che riguardano la gestione della discarica di Difesa Grande di Ariano Irpino.

Sono dieci le pagine che parlano della De Vizia nella relazione della commissione d’accesso presieduta dal prefetto Frattasi che richiese, invano, lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del comune di Fondi, in provincia di Latina, [l’azienda, nella relazione, non viene comunque associata ad organizzazioni criminali]. E in sei dense pagine se ne occupa Tommaso Sodano, ex presidente della commissione ambiente del senato, nel suo libro «La peste. La mia battaglia contro i rifiuti della politica italiana». In diverse realtà – dalla Sardegna al Lazio – la gestione della ditta avellinese ha suscitato polemiche, come a Gaeta per la qualità del servizio e per di debiti contratti dall’ente appaltante o a Cagliari per rapporti  sindacali burrascosi.

Nel nordest la De Vizia ha vinto parecchi appalti per la gestione dei rifiuti [«scoasse» come si dice da queste parti]: da Chioggia [Ve] a Castelfranco [Tv], da Udine alla bassa padovana. Senza che questo suscitasse rilevanti problemi.

Alcuni recenti conflitti sindacali sostenuti dalla Cgil hanno però attirato i riflettori sulla De Vizia, tanto che un’interrogazione parlamentare, pochi giorni prima di Natale, è stata presentata da Alessandro Naccarato e Margherita Miotto del Pd ed una analoga al consiglio regionale da Piero Ruzzante e Mauro Bortoli, sempre del Partito democratico. Oggetto delle interrogazioni la qualità [pessima] delle relazioni sindacali e le condizioni dell’ecocentro di Monselice, chiuso da più di un mese. Di contorno il riepilogo del curriculum, non sempre specchiato, della ditta e dei suoi amministratori. In pochi giorni la De Vizia ha provveduto, tramite l’avvocato Paola D’Alessandro, di Mestre [Ve] a diramare una lettera in difesa del proprio operato. Lettera che puntualizza opportunamente alcuni fatti richiamati nell’interrogazione. Per la cronaca: Paola D’Alessandro risulta sotto  processo con l’accusa di concussione e corruzione per un’intricata vicenda di bonifiche dell’amianto.

L’ecocentro di Monselice è stato oggetto di una denuncia della Cgil e di un esposto del battagliero consigliere comunale ambientalista Francesco Miazzi: al centro delle denunce il rischio di inquinamento della falda per la mancanza di collettori che farebbe sì che l’acqua piovana, ristagnante nel piazzale dell’ecocentro, finisca direttamente nel sottosuolo. Il sindacato su questa questione chiede di scavare a fondo, letteralmente.

«Chiediamo che vengano effettuati dei carotaggi per capire lo stato del piazzale antistante l’ecocentro» sottolinea Salvatore Livorno che guida per la Cgil, la difficile vertenza con l’azienda. Il piazzale ingombro di sterpaglie e di vecchi camion in disuso da tempo, in effetti, a colpo d’occhio appare più come una discarica che un centro di raccolta moderno ed efficiente.

Le mobilitazioni per il recente sciopero di due giorni dei lavoratori delle aziende private che operano nell’igiene ambientale per il rinnovo del contratto ha visto la sede della De Vizia come epicentro regionale: martedì 17 gennaio c’è stato il presidio regionale del settore con la partecipazione  di rappresentanti delle segreterie sindacali regionali e nazionali. Un segnale di attenzione significativo.

Su un punto l’avvocato della De Vizia ha ragione da vendere, ed è quando sottolinea: «negli ultimi venti anni la gestione era stata assunta da  Trasporti Ecologici, azienda che – come noto in ambito regionale – ha accumulato nel corso del tempo debiti milionari – che hanno coinvolto anche  enti pubblici che la partecipavano – sino alla vendita di Psa, altra azienda che, nell’arco di un paio d’anni, è stata dichiarata fallita a causa dell’enorme indebitamento”.

La carriera della società consortile dei comuni della bassa padovana [ex Cosecon, ora Attiva] si è conclusa con un’iniezione straordinaria di dieci milioni di euro – da parte di Provincia e Regione -, la vendita precipitosa di molti rami d’azienda [tra cui quella della gestione dei rifiuti] e un processo in corso aperto per tangenti. E un processo in corso con l’accusa di falso e truffa nei confronti del direttore generale Cosecon Roberto Dalla Libera, il responsabile dell’ufficio tecnico Andrea Breda, la responsabile degli appalti Silvia Ginasi. Anche se l’inchiesta nei confronti dei vertici di Cosecon dei dirigenti [ex Cosecon] per l’acquisto della Trasporti Ecologici – l’accusa era che i valori delle azioni fossero gonfiati – si è conclusa con l’assoluzione, il bilancio complessivo della gestione lascia per lo meno a desiderare.

«Un gruppo di sindaci e amministratori ha costituito, insieme ad alcuni soggetti privati […] un sistema per gestire i servizi e gli appalti pubblici al di fuori delle regole di mercato e per aggirare la concorrenza» scriveva Alessandro Naccarato nella premessa ad una accurata inchiesta del 2009 confezionata dal Pd sul «sistema» ex Cosecon che ha dominato per anni il territorio tra Padova e Rovigo. Ed è tra le macerie fumanti di quel sistema che è maturato, nel 2010, l’appalto vinto dall’associazione temporanea d’imprese – la De Vizia Transfer, la Sesa di Este [Pd] e la Abaco di Padova  – per la gestione delle «scoasse» dei 43 comuni, 233mila abitanti, dei bacini Padova 3 e Padova 4.

La determinata attività di denuncia del sindacato sta sortendo i suoi effetti: sono in moto indagini dello Spisal e dell’ispettorato del lavoro, oltre alle verifiche del corpo forestale dello Stato sull’ecocentro di Monselice. Prossimamente si attende la riunione congiunta delle commissioni ambiente e lavoro delle Provincia.

Se i tanti sussurri si trasformassero in limpide denunce il clima forse cambierebbe tra le nebbie immobili della bassa padana.

Gennaio 2012 – Il Corsaro