«Io credo che Veneto city, con il tempo, riuscirà a trovare consenso». Una ben strana concezione della democrazia quella espressa al Mattino di Padova da Marino Zorzato, vice presidente della Regione Veneto a fronte della manifestazione di commercianti e ambientalisti che ieri ha investito la riviera del Brenta per protesta contro il progetto della nuova cittadella di 4 milioni di metri cubi di cemento e 500mila metri quadri di superficie che dovrebbe sommergere un ampia fetta di campagna tra le province di Padova e Venezia.

L’esponente del Pdl – ingegnere, e a lungo presidente di Veneto strade – con semplicità mette a nudo il modus operandi del ceto politico chiamato a governare la crisi [terminale?] del neoliberismo. Il motore immobile della speculazione immobiliare e finanziaria – impersonata in questo caso dalla società Veneto city spa che riunisce il fior fiore dell’imprenditoria e della finanza nordestina – punta sulla valorizzazione dei terreni graziati dalla concessione degli indici edificatori. Le banche, restie a sborsare poche migliaia di euro per chiunque, elargiscono abbondanti crediti per affari sicuri che perpetuano il meccanismo della valorizzazione del mattone. «Nelle nostre città circola una nuova e strana unità monetaria: si chiama cubo – scrive Mario De Gasperi  –  non è cartacea, nè metallica, e non è soggetta a privilegio statale[…]. Il cubo è l’unità di misura delle volumetri, degli indici edificatori. E’ una moneta astratta, non si vede e non si tocca, ma è alla base di tutte le trattative urbanistiche, può essere utilizzata per comprare, cedere, scambiare e barattare».

Le eccedenze di capitale alimentate dalla crisi devono trovare sbocco nella speculazione immobiliare  settore protetto, particolarmente intrecciato con la politica. Una politica resa succube dall’ideologia liberista e, a livello locale, strozzata dai tagli di bilancio e corrosa dalle dilaganti pratiche corruttive. Prona e complice, in definitiva, ad ogni affare, «valorizzazione territoriale», «occasione di sviluppo»    si stagli all’orizzonte.

Le ragioni di Veneto city stanno tutte qui: i promotori e i politici al loro servizio non possono esplicitare motivazioni, illustrare ragionevoli argomentazioni in grado di giustificare – in tempi di crisi – la creazione dal nulla di una nuova cittadella dalle funzionalità incerte. E’ il metro cubo, una moneta virtuale basata su un accordo finanziario – immobiliare – politico assolutamente impermeabile ai bisogni e delle necessità sociali a giustificare il tutto. Una moneta pericolosa perchè «in buona parte falsa e questo per l’economia del Paese e per il benessere delle nostre città è fonte di grave rischio».

In mancanza di argomenti Zorzato confida che «i cittadini si convinceranno» da leggere «si rassegneranno»: così va il mondo, i potenti decidono e la gente subisce. Poi quando il danno è fatto  si continua a vivere – un po’ più asfissiati, imbruttiti, angariati -, ma non è certo la fine del mondo. Una democrazia del cemento compiuto si potrebbe ribattezzare. Protestate pure, noi siamo il governo del fare e quindi facciamo: per quali finalità, per chi, con che risultati sono domande inutili, porsele ritardano il «fare». Pezzetto per pezzetto, affare per affare, metro cubo per metro cubo, procediamo così – «tanto poi si convinceranno» – dritti sulla strada delle pessime intenzioni.

La possibilità di un alternativa più ragionevole e sensata richiamando la necessità di rivedere l’infernale macchina della valorizzazione immobiliare, non può far capolino nei ragionamenti scarni di Zorzato e dei suoi compari. Le vigorose proteste dei comitati e delle categorie economiche sembrano non preoccuparli. Il compito loro assegnato dai padroni del vapore è preciso: «mantenere la posizione». Finora gli è andata dritta. Finora.

Settembre 2011 – Carta