Al Gazzettino hanno pensato di fare un bello scoop con le foto della mendicante in carrozzina che si alza per prendere l’autobus. Titolo: «Padova. disabile, ma solo per mendicare: ecco come sale e scende dall’autobus». La Caritas interviene e sottolinea di conoscere la donna, seriamente invalida, e bolla l’articolo come «informazione scorretta e fuorviante che va a colpire la dignità di una persona».

«Mentre chiede l’elemosina sostiene di non riuscire a stare in piedi, ma le foto dimostrano l’opposto. E non è l’unico caso» recita, soddisfatto, il catenaccio del pezzo di martedì 15 febbraio, firmato da Matteo Bernardini, che occupa due pagine, con abbondanza di foto, dell’edizione padovana del giornale con ampio richiamo in prima pagina.

La Caritas diocesana di Padova esprime profondo disappunto e indignazione per l’informazione scorretta e fuorviante che va a colpire la dignità di una persona. «L’articolo, che titola “Invalida, ma cammina”, denota superficialità e ignoranza – denuncia la Caritas in un comunicato – e “sbatte” in prima pagina come finta disabile, una donna che è nota e seguita dalla Caritas diocesana, così come da altri enti benefici, proprio per la sua condizione di disagio sociale e fisico».

«La signora – prosegue il comunicato della Caritas – è affetta da una malattia genetica muscolare con malformazioni a piedi e mani. Soffre di dolori alla schiena e alle articolazioni. L’invalidità ha molte forme e prima di scrivere sarebbe opportuno informarsi adeguatamente e non fermarsi all’apparenza o alle chiacchiere». L’organizzazione cattolica «ribadisce la propria indignazione di fronte alla leggerezza con cui vengono etichettate persone e situazioni e alla facilità con cui si viola la dignità di una persona che non ha mezzi né strumenti per difendersi e che vive sulla propria pelle una disabilità reale che troppe persone – per ignoranza e forse anche per malcelate forme di razzismo: di Hana nell’articolo si dice sia rom e nomade – non vogliono vedere!». Il comunicato si conclude ponendo il problema «se sul fronte delle false invalidità non sia forse troppo comodo fermarsi a guardare il disagio e dimenticare i veri “ladri” di quei cosiddetti “privilegi” che ildisabile vero eviterebbe volentieri».

Febbraio 2011 – Carta