“Tutti hanno paura”. Così A.S. ci spiega perché non vuole che venga fatto il suo nome mentre, in un paese del veneziano dove l’andiamo a trovare, ci racconta la sua storia. A.S., giovane operaio slovacco, è uno degli ex dipendenti della Teron Groop, l’ultima di un serie di ditte creata dall’imprenditore Giuseppe Lombardi. La Teron Groop figura come ditta edile slovacca con sede a Bratislava. “Strana come ditta edile, non possiede nemmeno una cazzuola”, commenta ironico Rossano Ranci segretario della Fillea, il sindacato degli edili della Cgil, di Padova. Armando Scusato, braccio destro di Giuseppe Lombardi, ci racconta che in effetti la Teron Groop si limita a fornire manodopera. Come ci conferma lo stesso Scusato, la Teron Groop opera in questo modo: assume operai in Slovacchia con un contratto slovacco, che prevede salari mensili intorno ai 250 euro, e poi li trasferisce in Italia dove vengono impiegati in cantieri dove la stessa Teron Groop ha ottenuto l’affidamento di lavori in sub appalto. Il racconto di Scusato si ferma qui. Il resto della storia ce la racconta il terrorizzato A.S., i sindacalisti che hanno avuto a che fare con Giuseppe Lombardi e altri operai, che dopo mesi di lavoro sono rimasti per strada senza stipendio.

Braccia dalla Slovacchia

La Teron Groop ottiene, nel settembre del 2006, un subappalto dalla Elettrobeton, un’importante e storica ditta edile padovana, per lavori di carpenteria e muratura presso un cantiere per la costruzione di alcune palazzine ad Albignasego, paese della sempre più caotica e cementificata cintura urbana di Padova. I lavori per contratto sarebbero dovuti finire nel dicembre del 2006, in realtà la Teron Groop interromperà i lavori nel maggio del 2007.

Dalla Teron Groop, venivano impiegati, ogni giorno, fino a venti operai. “Il problema – ci racconta l’architetto Amato, responsabile del cantiere per conto dell’Elettrobetton – era il turn over incredibile, le squadre andavano e venivano, era più il tempo che impiegavamo per controllare i documenti dei nuovi operai che arrivavano tutte le settimane, che per lavorare”. Il meccanismo ce lo spiega A.S.: “Giuseppe Lombardi faceva arrivare ogni settimana dalla Slovacchia dai quattro agli otto operai, in prova. Dopo una settimana, al massimo due, la maggior parte di questi, perdisprati motivi, venivano rispediti indietro”. Lombardi si limitava così, come ci racconta A.S., a pagare loro lo stipendio slovacco e il viaggio. “Un meccanismo antico – commenta amaro Ranci – quello che usavano i caporali dalle nostre parti con gli operai del sud, non è cambiato nulla”.

Ad un nocciolo duro di operai veniva garantita una certa continuità. A loro veniva assicurato, oltre allo stipendio slovacco, l’alloggio, le spese per un viaggio mensile in Slovacchia e una sorta di integrazione che avrebbe dovuto garantire, secondo le promesse verbali dei responsabili della Teron Groop, una paga complessivo di otto euro all’ora. L’integrazione avveniva per lo più con soldi in nero, come ci racconta A.S., e le ore che figuravano nella busta paga erano molte meno di quelle effettivamente lavorate. Ad un certo punto la situazione precipita. “A partire da marzo ci viene detto che ci sono problemi, i soldi non arrivano, ogni tanti ci vengono dati degli acconti”. Di fronte alle proteste degli operai Lombardo cerca di prendere tempo, ci sono proteste e scioperi. A metà maggio la Teron Groop chiude definitivamente il rapporto con l’Elettrobeton, che aprirà un contenzioso con la ditta slovacca per i ritardi nella consegna dei lavori e per la loro cattiva esecuzione, e gli operai licenziati. Un gruppo di operai si rivolge al sindacato per recuperare i soldi dovuti. Di fronte a questa situazione la strategia di Lombardi, da quello che comprendiamo dal racconto di A.S., è quella di dividere i suoi contestatori. Ad alcuni di loro viene offerto un nuovo lavoro – nel frattempo Teron Groop ha ottenuto a Tarvisio, in Friuli, un nuovo subappalto -, per altri solo minacce. “Vi mando i mafiosi dalla vostre famiglie in Slovacchia” è la promessa. E’ lo stile del personaggio. “Avrai presto mie notizie” promette minaccioso Lombardi al termine di una tempestosa telefonata, nel febbraio di quest’anno, a Rossano Ranci, reo di curare gli interessi degli operai rimasti senza paga e di intromettersi nei suoi affari. Ranci è un sindacalista testardo e denuncerà immediatamente Lombardi ai carabinieri. Ma gli operai slovacchi sono deboli e stranieri, e le minacce hanno ottenuto il loro effetto. Dei suoi colleghi di lavoro A.S. ha perso le tracce. Ora è alla faticosa ricerca di una nuova occupazione.

Una storia avventurosa

La Teron Groop non è l’unica ditta dietro cui opera Lombardi. Ismail Gur, Abdurrahman Cagac e Ibrahim Kose, muratori e carpentieri immigrati dalla Turchia, hanno lavorato fino al novembre del 2006 in un cantiere, sempre ad Albignasego, dove la “Ditta italiana lavorazioni edili”, con sede a Lonigo in provincia di Vicenza, ha ottenuto un subappalto dalla cooperativa Clea. Il titolare della Ditta italiana lavorazioni edili è Giuseppe Lombardi, e quando gli operai turchi sono stati allontanati dal cantiere, da mesi non ricevevano uno stipendio regolare e non si contavano le “lacune” della busta paga, come la mancanza di assegni famigliari. Anche in quel cantiere venivano impiegati dalle venti alle trenta persone. “In busta paga figuravano anche 30 ore in meno di quelle realmente lavorate e per dieci mesi non ho ricevuto l’assegno famigliare”, ci racconta Ismail. “Se vuoi, vai via” così rispondeva Lombardi a chi chiedeva quello che gli spettava. Ibrahim Kose ha lavorato anche al cantiere del Molino Stucky, il grande monumento veneziano di archeologia industriale acquistato a metà degli anni ’90 dalla società Acqua Marcia di Francesco Caltagirone e recentemente restaurato – all’inaugurazione, avvenuta il 7 giugno scorso, ha partecipato il ministro Francesco Rutelli – divenendo residence, centro congressi e albergo di lusso. I lavori di restauro sono durati dodici anni e, nei mesi a cavallo tra il 2005 e il 2006, a quel cantiere, grazie ad un subappalto ottenuto dalla EdilRoberto di Padova, ha lavorato anche la Ditta italiana lavorazioni edili di Giuseppe Lombardi. In questo caso sono stati tre i lavoratori che si sono rivolti al sindacato per mancate retribuzioni. E non è l’unico cantiere veneziano a cui ha partecipato Lombardi. Ha lavorato anche al restauro della ex manifattura tabacchi di Venezia, che dovrebbe divenire la Cittadella della Giustizia, e otto operai moldavi, nel 2006, si sono dovuti rivolgere al sindacato veneziano lamentando la mancanza dei compensi dovuti. Solo l’intervento del consorzio di imprese subappaltanti che hanno surrogato il credito ha potuto sanare il problema. Ennio Piron, segretario della Fillea di Venezia, ci racconta che “la Casse Edile veneziana sta cercando di recuperare i crediti che vanta nei confronti di Lombardi, il quale, per questo non può più lavorare a Venezia”.

Domande scomode

Ma come può accadere che un imprenditore con questo curriculum possa ancora lavorare? Perché gli operai truffati non hanno ancora ricevuto giustizia? Perché delle grandi ditte continuano a fornire lavori a Lombardi? E perché enti pubblici – il comune di Venezia nel caso delle ex manifatture tabacchi – non controllano la filiera dei lavori che appaltano? Domande inquietanti a cui, per ora, emergono risposte soddisfacenti.

Alle segnalazioni fatte da Rossano Ranci alla direzione provinciale del lavoro seguono laconiche risposte. “in riferimento alla segnalazione sopraindicata, si comunica che la scrivente direzione ha disposto la verifica del caso”. “Per fare controlli efficaci bisognerebbe seguire l’iter del distacco dei lavoratori da un paese all’altro e verificare se vengono versati i contributi, sono operazioni complesse a cui evidentemente non sono attrezzati”, ci racconta Ranci. Lombardi ha chiuso la Ditta italiana lavorazioni edili e, probabilmente, anche la Ditta Lombardi Giuseppe, altra società di cui si è servito per i suoi lavori, e così, fino ad adesso riuscito a destreggiarsi con successo nei suoi affari. “Il 2,7 per cento è la media del numero degli occupati nelle imprese edili in Veneto, basta questo dato per capire – racconta Marco Benati, giovane sindacalista della Fillea di Padova – come funziona il mercato del lavoro in questo settore. Un pulviscolo di piccolissime imprese che vive dei subappalti dell’azienda appaltatrice”.

“Per divenire operaio specializzato occorre fare cinque anni di apprendistato, per aprire una ditta edile basta andare alla camera di commercio e aprire una partita iva. Come è possibile una cosa del genere?” domanda Ranci. Ed è in questo modo che qualsiasi avventuriero può fare i soldi nell’edilizia. “Il meccanismo è semplice – ci illustra Ranci -, basta ottenere un subappalto concorrendo con un offerta al ribasso, ci si fa pagare a stati di avanzamento dei lavori. Quando i lavori stanno per terminare, uno o due mesi prima, si smette di pagare i lavoratori che sono quasi sempre stranieri, deboli e ricattabili e si intascano così, senza spese i soldi del subappalto”. Alla ditta committente il meccanismo conviene perché viene fornito un lavoro a prezzi stracciati, ai lavoratori invece viene promesso un pagamento orario forfetario e in nero, ma per un lavoratore straniero non ci sono alternative”.

La legge 30 ha legalizzato il caporalato, riconoscendo le ditte di somministrazione di manodopera, ma a Lombardi questo, evidentemente, non è bastato. Formalmente continua ad operare con ditte edili, ma di fatto, non possedendo i mezzi di produzione, si limita fornire manodopera. Ora, creando la Teron Groop, ha disinvoltamente attuato il meccanismo del distacco dei lavoratori, previsto dal direttiva europea 96/57 e inserito nel testo unico sull’immigrazione del 1998, un meccanismo di ingresso in Italia di lavoratori stranieri al di fuori dalle procedure previste dal decreto sui flussi. Lombardi ha applicato, nello spirito se non alla lettera, la direttiva Bolkestain creando un fortissimo dumping salariale e contributivo. Il mercato edilizio vive sul ribasso nella fornitura dei subappalti e una ditta che, non solo pratica il lavoro nero e grigio, ma applica il contratto lavorativo della Slovacchia possiede chiaramente una marcia in più. E il caso della Teron Groop non è isolato. E’ recente la denuncia da parte della Cgil padovana del caso della ditta croata Draga Constructor che conta due soci padovani e un croato. Centinaia di persone lavoravano in cantieri veneti con in tasca un contratto croato. “Bisogna creare le condizioni perché ci siano più controlli e ispezioni, siamo di fronte ad una concorrenza falsata dove chi infrange le regole e i diritti è premiato, questo crea un sistema discorsivo in cui la moneta buona caccia quella cattiva – dichiara Ilario Simoneggio segretario generale della Cgil di Padova – e costruire un sistema basato sulla certezza dei diritti e delle regole”. “La cosa che mi umiliava di più – ci dice A.S. con gli occhi umidi – è che io ci tengo a fare un buon lavoro e lo so fare, e loro mi dicevano sei un zero, mi insultavano. E nemmeno sapevano fare il loro mestiere”. A loro, campioni del libero e globale mercato, bastava intascare i soldi dei subappalti.

2010 – Carta