Mafie e appalti

Esiste un collaudato campionario di strumenti in mano alle imprese mafiose per accedere agli appalti. Come apprendiamo dall’ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) le imprese mafiose, spesso di piccole dimensioni e scarse competenze tecniche per aggiudicarsi gli appalti più consistenti cercano di “appoggiarsi ad aziende di più grandi dimensioni in grado di far fronte per capacità organizzativa e tecnico realizzative anche ai lavori più complessi”.

Un’altra modalità segnalata dagli investigatori è “quella della partecipazione a Consorzi di Imprese, seguendo la prassi della scomposizione di un lavoro in vari sub contratti allo scopo di eludere l’obbligo della preventiva autorizzazione” come sembrerebbe sia avvenuto anche con un consorzio con sede a Treviso da quello che si è appreso nelle ultime settimane. Mentre permane il collaudato ed antico ruolo da parte delle imprese mafiose nel settore dei sub affidamenti come “i noli a caldo e a freddo, il movimento terra, il trasporto e la fornitura dei materiali e delle materie prime”. Un ruolo nelle retrovie dei grandi appalti, ma spesso decisivo nel presidiare snodi fondamentali come quello del movimento terra attraverso il quale, per altro, si può agevolmente smaltire rifiuti tossico nocivi. Un affare nell’affare, si potrebbe dire.

Senza dimenticare, come abbiamo avuto modo di verificare qui in Veneto nel caso dei lavori per i Mondiali di Cortina, lo strumento della fornitura dei lavoratori attraverso il dispositivo del “distacco di manodopera” utilizzato dalla importante impresa Site spa di Bologna che ha utilizzato una squadra di operai, molti pregiudicati per reati legati al mondo del crimine organizzato, con “compiti di controllo del personale e sostanziale direzione dei cantieri”.

Il dispositivo dell’appalto si conferma quindi un passaggio di grande criticità. É in quel passaggio che può avvenire il saccheggio delle risorse pubbliche destinato ad opere di pubblica utilità ed invece dirottate ad alimentare privatissimi, e alle volte, criminali appetiti.

Tanto più che in Veneto nel settore dei trasporti abbiamo in corso investimenti per 5 miliardi di euro che fanno parte del Piano Regionale dei Trasporti 2030 e connesse alla celebrazione delle Olimpiadi a Cortina del 2026. la parte più importante dell’investimento riguarda l’Alta Velocità Brescia Verona e Verona – Vicenza.

D’altronde sono molti gli strumenti in mano agli investigatori e alle amministrazioni pubbliche per prevenire l’aggiudicazione di appalti da parte di imprese mafiose così come l’esperienza di intelligence accumulata. Da segnalare per altro il corposo protocollo sugli appalti promosso dalla Regione Veneto, e sottoscritto il 17 dicembre 2020 da Cgil, Cisl, Uil e dalle rappresentanze regionali degli Enti locali. Un protocollo che comprende importanti dispositivi di tutela del lavoro e, soprattutto, allarga la platea degli interessati dagli obblighi del provvedimento a tutte le società controllate partecipate dalla Regione Veneto.

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