L’obbligo di chiusura dopo le 20.00 per gli esercizi commerciali tra la stazione e la prima Arcella imposto dal sindaco di Padova rischia di trasformarsi in un boomerang per l’amministrazione leghista. L’ordinanza dovrebbe far parte delle risposte concrete – il “pugno di ferro” – che il sindaco promise di utilizzare contro il degrado e la criminalità.

In realtà il provvedimento provoca un cortocircuito tra i due elementi che hanno assicurato al sindaco il successo elettorale: la paura e gli interessi.

La paura è stata evocata (e in parte sollecitata e provocata) per potersi presentare come rassicuratore e “rendere Padova sicura”. Gli interessi sono stati blanditi e organizzati, in particolar modo tra i commercianti per cui è stata sponsorizzata un’associazione ad hoc guidata dal fedelissimo Pellizzari.

In questo caso il provvedimento che avrebbe dovuto rassicurare i cittadini impauriti, in realtà mortifica gli interessi di una fetta non piccola di commercianti (compresa una libreria) colpiti solo per la loro localizzazione (intendiamoci: la paura tra diversi cittadini c’è ed è bene prenderla sul serio. Non “alla Bitonci”).

Un errore non da poco – una buccia di banana – provocato certamente da approssimazione e sciatteria. Bene ha fatto l’Adl Cobas a chiamare i commercianti colpiti dall’ordinanza per organizzare un ricorso collettivo al Tar e ottima l’iniziativa (qui) di stasera promossa attorno alla libreria Limerick (#scusateildegrado). Iniziative che illuminano la contraddizione in cui è caduto il sindaco.

Contraddizione insanabile a ben vedere: se pensi e comunichi la città come un territorio pieno di insidie e pericoli e la paura è la benzina che tiene in moto il tuo consenso, difficilmente puoi anche facilitare iniziative positive che alimentino (anche) gli interessi dei singoli. Così della città di cui vorrebbe ergersi custode Bitonci diventa il nemico che costruisce inutili ostacoli e alimenta perfidi conflitti.