Da quando Alessandro Borin ha scandito quelle parole in consiglio comunale la sera del 23 dicembre, a Caorle – un paesino di poche migliaia di abitanti sul litorale veneto – si respira un’aria di attesa e di disorientamento. La denuncia del consigliere di minoranza Borin era chiara quanto inquietante: il programma di giunta concordato non prevedeva più la «revisione, ove giuridicamente possibile, dell’intervento urbanistico delle cosiddette “Terme” in zona C2/39» perché il sindaco, Luciano Striulli, aveva ricevuto pochi giorni prima delle minacce, anche di morte, per lui, la famiglia e alcuni consiglieri comunali. Il passaggio incriminato è scomparso, il progetto urbanistico delle cosiddette Terme non si tocca, e il sindaco, che smentisce di aver ricevuto pressioni, per un po’ si è sentito più tranquillo.

L’intervento delle Terme è in realtà una speculazione di 240 mila metri cubi, che solo per un decimo riguardano il centro termale, ma che si concretizzerà nell’ennesimo complesso di residenze e negozi a pochi passi dal fatato centro storico della cittadina veneziana. L‘insediamento è frutto di un accordo tra il sindaco precedente e la Caorle Investimenti srl – il titolare è Claudio Casella, immobiliarista ed imprenditore nel settore del gioco online. La società privata costruisce il centro termale e dopo 50 anni di gestione lo consegna al Comune, in cambio le volumetrie dei negozi e degli appartamenti intorno lievitano fino a quattro volte le dimensioni previste dal piano regolatore. Quale sia il vantaggio del Comune rimane un bel mistero, ma tant’è.

«Sulla costa veneziana, anche in conseguenza della crisi che attanaglia il settore immobiliare – racconta Marco Favaro, l’altro consigliere che con Borin ha denunciato le minacce subite dal sindaco – , non appena sono messi in discussione interessi o posizioni consolidate, il sistema di illegalità, connivenza, corruzione, reagisce mostrando il suo volto violento. Sappiamo che sottotraccia questo sistema è attivo dalle nostre parti da molti anni e per troppo tempo è stato sottovalutato».

 

Già, e non è la prima volta che questo “sistema” mostra il suo volto violento anche nelle terre che furono della Serenissima: nel 2004 il sindaco del vicino paese di Torre di Mosto, Aldo Giuseppe Lucchese, rassegnò le dimissioni con una lettera indirizzata a tutti i consiglieri comunali spiegando di essere stato fatto «oggetto di azioni di intimidazione, nei confronti della mia persona e della mia famiglia». Le indagini non ebbero nessun risultato, ma nella zona si dà per scontato che riguardassero le intenzioni del sindaco di rivedere le previsioni urbanistiche della futura zona industriale.

Anche nella stessa Caorle si sono registrati altri fatti preoccupanti: ricordiamo l’attentato incendiario a due auto della polizia municipale nel giugno del 2013 e nell’ottobre dello stesso anno il lancio di una molotov contro l’auto di un residente. Nel 2011 poi l’incendio dell’auto dell’avvocato Mauro Scaramuzza, legale per altro dello stesso Claudio Casella.

 

E che l’impetuosa e dissennata cementificazione del litorale veneto si sia è intrecciata con l’operatività di organizzazioni criminali lo sottolineano diversi documenti ufficiali. Il procuratore capo di Venezia Luigi Delpino Come ha ricordato alla commissione parlamentare antimafia, durante un’audizione svolta nel 2012 come «i primi fenomeni di infiltrazione mafiosa nell’economia veneta potrebbero risalire già agli anni ’70, quando le spiagge di Jesolo ed Eraclea vedevano molteplici, e non facilmente giustificabili, passaggi di società nella proprietà degli alberghi».

«In questi piccoli comuni di periferia è a rischio innanzitutto la tenuta delle istituzioni democratiche – commenta amaro Favaro -, siamo di fronte ad un bivio: la rimozione del problema, che è omertà in versione soft, o la reazione da parte della società civile con la messa al bando di persone e pratiche opache, non trasparenti o di conclamata illegalità. Naturalmente la mia speranza è che ci siano nel nostro territorio sufficienti risorse etiche per realizzare il secondo percorso».

 

Nel frattempo l’Osservatorio ambiente e legalità di Venezia e Legambiente hanno pubblicato un corposo dossier sulla presenza della camorra nell’area del Veneto orientale e promosso una affollato convegno a Caorle con il direttore di Libera Enrico Fontana e la direttrice di Legambiente Rossella Muroni, «perché il caso Caorle – ha sottolineato Luigi Lazzaro presidente di Legambiente Veneto – non può essere ridotta ad una vicenda di paese, ma il sintomo grave di una deriva che da tempo ha investito il nord Italia». La procura ha aperto delle indagini sui fatti denunciati.