La notizia del rinvio a giudizio è della scorsa settimana ma, in questi giorni, è rimasta confinata nelle pagine interne del Giornale di Vicenza. Merita invece di essere ripescata. Il geometra Carlo Valle – chiacchieratissimo imprenditore vicentino, proprietario della Servizi Costieri di Marghera, società specializzata nel trattamento rifiuti -, Giuseppe Rossi ex presidente di Aim, la società ex municipalizzata di Vicenza e Gianni Giglioli consulente commercialista, sono stati rinviati a giudizio dal giudice Eloisa Pesenti accogliendo la richiesta del pubblico ministero Barbara De Munari. L’ipotesi dell’accusa è quella di truffa aggravata. Lo racconta la puntuale inchiesta condotta da Marco Milioni del quindicinale VicenzaPiù che, in splendida solitudine, ha rivelato gli intrecci di questa lunga storia. Chi pensa che si tratti di una bega confinata alla città berica sarà presto smentito.

Ma andiamo con ordine: nel 2003 Ecoveneta, società del gruppo Maltauro, conclude un accordo con Servizi Costieri per l’affitto del ramo d’azienda e, in pratica, la gestione della piattaforma di rifiuti tossico nocivi di Porto Marghera, l’unico impianto autorizzato esistente in Veneto. L’impianto, nel febbraio del 2004, viene sequestrato.

Accade nell’ambito dell’inchiesta «Houdini», una delle prime grandi inchieste che svela il meccanismo del traffico e gestione illecita dei rifiuti: terre di bonifica che venivano utilizzate per rilevati stradali, polveri di fonderia che finivano nel compost e, quindi, nei giardini di casa, fanghi industriali utilizzati per il ripristino di scarpate e intermediari, trasportatori, titolari di centri di recupero e smaltimento, addetti ai laboratori di analisi, numerose le figure coinvolte nella vasta rete della collusione che faceva scomparire i rifiuti pericolosi, senza dover utilizzare siti autorizzati e i relativi costosi trattamenti.

Il giorno dopo il sequestro Bruno Lombardi, amministratore delegato di Ecoveneta, trasferisce l’affitto d’azienda da Ecoveneta, di gruppo Maltauro, ad Aimeco di cui è pure amministratore delegato e controllata al 45 per cento da Aim, proprietà pubblica, firmando per entrambe le società. Ricordiamo, per inciso, che Lombardi ha sulle spalle una condanna, patteggiata, per sversamento illecito di rifiuti. A fine anno, per completare l’opera, Ecoveneta cede la sua quota di partecipazione in Aimeco e a questo punto Aim si ritrova in mano, tutto intero, un bel bidone: la piattaforma di rifiuti tossico nocivi di Marghera posta sotto sequestro dalla magistratura.

Il costo, secondo le stime della magistratura, si aggira intorno alla decina di milioni di euro. Soldi dei cittadini vicentini, sia detto per inciso, vista la proprietà pubblica della S.p.a.. Una vicenda torbida che illustra le connessioni tra trafficanti di rifiuti, amministratori di società pubbliche, grosse multinazionali come la Maltauro.

Parallelamente all’azione penale, è in corso un’azione civile intentata dal consiglio d’amministrazione di Aim – quello rinnovato dopo la vittoria del centrosinistra a Vicenza – contro il Gruppo Maltauro e in special modo contro Ecoveneta ma, Milioni riporta come vi siano «voci secondo le quali sarebbe in vista un accordo extragiudiziale grazie al quale l’Aim si ritirerebbe dal procedimento». In vista, secondo le indiscrezioni raccolte da Milioni la «valorizzazione strategica della piattaforma di Marghera grazie ad un cambio d’uso deciso dalla municipalità di Venezia in accordo con la provincia lagunare nonché con la regione Veneto».

Sarebbe un modo per far sparire Maltauro da tutta questa vicenda, proprio in un momento in cui tra l’amministrazione comunale vicentina, guidata dal democratico ed ex democristiano Achille Variati, e la forte lobby legata alla Maltauro splende il sole.

«Lo scandalo dell’Aim è costato caro alla città – sottolinea Milioni -, ma nessuno alla fin fine, si è peritato di chiedere ai responsabili, o presunti tali, la restituzione del maltolto. L’unica eccezione era la lodevole iniziativa dell’azione civile messa in campo proprio da Aim. Speriamo che non finisca nel nulla. Sarà un caso ma al Gruppo Maltauro, che è diventato il più pesante interlocutore privato dell’amministrazione, la botta da 10-15 milioni che potrebbe patire dai legali di San Biagio, sta un po’ sul gozzo. Spero vivamente di non indovinare».

Febbraio 2011 – Carta