Quando Luca Zaia il 28 dicembre 2023 tagliava il nastro dell’ultimo tratto della Superstrada Pedemontana Veneta (Spv) dichiarando che “la Pedemontana che inauguriamo oggi è un esempio di efficienza, di sostenibilità e rispetto ambientale”, già da due anni era stata rivelata la presenza di Pfas nelle acque di drenaggio di due gallerie a Sant’Urbano e Montecchio, nel vicentino. In questi ultimi mesi sta emergendo che oltre 3 milioni di metri cubi di rocce contaminate da Pfba – una sostanza chimica appartenente alla famiglia dei Pfas – sono stati smaltiti tra Montecchio Maggiore e Bassano del Grappa. Il Pfba è stato utilizzato nei consolidamenti e rivestimenti delle due gallerie come accelerante di presa del calcestruzzo.
Secondo lo Studio di impatto ambientale (Sia) del luglio dell’anno scorso il 52% del calcestruzzo contaminato “rimane in opera mentre il rimanente 48 % viene demolito” ad avviato a discarica. Nel corso di una assemblea pubblica, il 6 novembre, il sindaco di Dueville, Giuliano Stivan ha parlato di circa 5milioni di metri cubi di materiale estratto, di cui 3 milioni depositati in venti siti mentre un milione e ottocentomila , ha sottolineato il sindaco, “non si sa dove sono andati a finire”. I siti autorizzati a ricevere il materiale inquinato sono “a diretto contatto con falde acquifere e aree agricole, trasformandosi in depositi di veleni con conseguenze irreversibili per l’ambiente e la salute pubblica, il disastro ambientale è già in corso” ha denunciato Massimo Follesa vicepresidente del Coordinamento veneto pedemontana alternativa (Covepa). Denuncia confermata dalle risultanze delle analisi dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpav) sull’acqua di ruscellamento proveniente dai siti dove sono stata accumulato il materiale.
La mappa dei siti dove è stato depositato il materiale contaminato suggerisce lo scenario peggiore: siamo nella zona di ricarica o di deflusso dell’acquifero occidentale dell’alto vicentino, zone idrogeologicamente sensibili da cui si abbeverano centinaia di migliaia di abitanti tra Padova, Vicenza e Venezia. Otto pozzi su trentuno sono stati chiusi nella zona di Caldogno dal gestore idrico di Padova, AcegasApsAmga perché inquinati da Pfba. Si parla di “minaccia imminente” di danno ambientale alle acque superficiali e sotterranee nella relazione dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dell’Arpav del luglio dello scorso anno. Secondo questa relazione gli inquinanti si stanno espandendo e “le fonti di inquinamento da Pfba risultano ancora attive e non adeguatamente contenute”. Nello stesso rapporto, la gestione del contenimento degli inquinanti mostra qualche problema: l’impianto di trattamento delle acque di drenaggio della galleria di Malo “ha un andamento altalenante dei valori concentrazione, dovuto alla perdita di efficacia dei carboni attivi ed alla gestione di sostituzione degli stessi”; l’impianto di trattamento è sottodimensionato e mal gestito; l’impianto di trattamento delle acque della galleria di S. Urbano ha cominciato a funzionare solo dal giugno 2025 e ne va testata l’efficienza.
Un colpo l’ha battuto anche la magistratura vicentina con l’apertura di un’inchiesta, il 12 ottobre, con l’accusa di inquinamento ambientale e omessa bonifica nei confronti di 12 persone – tra componenti degli organi di amministrazione del Consorzio Sis e della Società Pedemontana Veneta costruttori e gestori della Spv, responsabili tecnici e direttori di cantiere.
Di “uno scenario di progressiva contaminazione da Pfba nell’acquifero vicentino proveniente da nord, non meglio identificato” parla il report dell’Arpav del 12 novembre. “La mappa pubblicata da Arpav – sottolinea in una nota il Comitato “tuteliamo la salute” – mostrerebbe un flusso della contaminazione di PFAS che risulta inequivocabilmente apocalittico per il Comune di Dueville e per i pozzi acquedottistici di Padova che si trovano all’interno dell’Oasi di Villaverla”.
La Provincia di Vicenza ha istituito, il 12 novembre, un tavolo di coordinamento con i comuni interessati e in quella occasione è stato diramato un comunicato in cui si legge che “allo stato delle conoscenze, laddove attualmente presente una rete di monitoraggio delle acque sotterranee nei pressi di siti oggetto di controllo, non sono emerse situazioni di criticità tali da poter indicare la presenza di un potenziale inquinamento in atto e che la situazione della potabilità delle acque risulta sotto controllo”.
Nell’acqua della città del Santo i Pfas fanno la loro comparsa dal 2019, lo denuncia il coordinamento dei comitati cittadini secondo cui “dai dati pubblicati sul sito AcegasApsAmga si evince che dal 2019 ad oggi le concentrazioni di Pfas rilevate nell’acqua potabile mostrano un trend in aumento; in particolare uno dei componenti della famiglia Pfas, il Pfba – l’acido perfluorobutanoico – che compare nel 2021 e negli anni mostra un lieve ma costante incremento”.
Malgrado le concentrazioni rilevate nell’acquedotto padovano restino sotto i limiti di legge, il biologo Gianni Tamino non nasconde la sua preoccupazione. «Il fatto che il Pfba sia presente almeno dal 2022 ci preoccupa per l’effetto accumulo: l’acqua del rubinetto la si beve tutti i giorni e gli inquinanti si sommano nell’organismo. I limiti di legge sono puntuali, non tengono conto di questo elemento. Inoltre, le concentrazioni, pur entro i limiti, restano significative: la somma dei Pfas presenti a giugno di quest’anno è di 25 nanogrammi, a fronte di un limite di 100. È un quarto del valore consentito. E comunque, questi inquinanti agiscono a concentrazioni bassissime: non esiste una soglia sotto la quale non ci siano effetti». La società che ha in gestione l’acquedotto padovano, Acegasapsamga, ribadisce la potabilità dell’acqua distribuita e ha dichiarato di aver potenziato le misure preventive – con il potenziamento dell’impianto a carboni attivi a Saviabona – e di monitorare costantemente la situazione.
Uno studio del Dipartimento della Salute del Minnesota pubblicato nel 2022 ha evidenziato in esperimenti su animali, effetti su tiroide e fegato, con aumento del peso degli organi, alterazioni ormonali, riduzione del colesterolo e cambiamenti cellulari dovuti all’Pfba. Sono stati inoltre osservati ritardi nello sviluppo e una diminuzione dei globuli rossi e dell’emoglobina.
il manifesto 4 gennaio 2026