Oltre le più rosee previsioni, la manifestazione convocata dal Coordinamento veneto per la sanità pubblica (Covesap) a Mestre ha richiamato duemila persone da tutta la regione. Il tema della sanità pubblica irrompe così nella campagna elettorale per le regionali in Veneto (si vota il 23 e 24 novembre), grazie al protagonismo e al radicamento dei tanti comitati sorti in questi anni.
Partito dalla stazione ferroviaria, il corteo — punteggiato dagli striscioni dei comitati di tutta la regione — ha percorso via Cappuccina fino a piazzetta Coin. Lì il Covesap ha raccolto i frutti di mesi di pressing politico: i candidati di tutte le forze del centrosinistra, con in testa Giovanni Manildo, quelli di Democrazia Sovrana Popolare (con candidato presidente Marco Rizzo) e di Resistere Veneto (candidato presidente Riccardo Szumski) hanno risposto alle domande poste dai comitati.
Domande secche: pubblico o privato? Condizioni dei lavoratori? Monitoraggio dei servizi? E sulla “governance” accentrata in capo alla Regione, siete d’accordo? Le risposte – positive a giudizio del Covesap – sono arrivate così come l’ampia disponibilità a fare da sponda dai banchi del consiglio regionale alle vertenze messe in piedi dai comitati.
«È una bellissima giornata di sole – esclama Salvatore Lihard, veneziano, instancabile portavoce del Covesap – da oggi nessuno potrà più far finta di nulla».
A Mestre i comitati sfilano con i loro cartelli, ciascuno con la sua esperienza di lotta per difendere un sistema sotto attacco: i rodigini a cui hanno dimezzato i posti letto dell’ospedale di san Luca, i veronesi a cui hanno tolto il reparto gastroenterologia dell’ospedale Fracastori di san Bonifacio, i bellunesi che testimoniano lo smantellamento progressivo dell’ospedale di Pieve di Cadore con la chiusura della chirurgia d’urgenza, Pediatria, Cardiologia e depotenziato il laboratorio analisi e Radiologia e sospeso il punto nascite.
Il protagonismo del Covesap ha saputo convertire il rosario di puntuali e locali rivendicazioni in un manifesto consapevole di proposte che sono leggibili sugli striscioni gialli che aprivano il corteo: “garanzia di accesso alle cure, stop liste d’attesa”; “soluzioni adeguate per la non autosufficienza”; “servizi sociosanitari territoriali per le persone con fragilità”; “prevenzione ambientale e promozione della salute”, oltre all’allargamento dell’assistenza ospedaliera e investimento sull’assistenza primaria territoriale.
La questione della sanità è il terreno su cui la destra mostra con più evidenza il fianco ed è il terreno dove possono maggiormente brillare le differenze di fondo di impostazione politica. Non a caso è l’unico argomento su cui il candidato Giovani Manildo ha alzato la voce sottolineando esplicitamente le responsabilità della giunta Zaia nella deriva del sistema sanitario veneto.
In effetti le crepe che si sono aperte nel tanto decantato modello sanitario veneto sono troppo evidenti per riuscire a nasconderle con un po’ di marketing. Parlano i numeri: il rapporto medici di base-pazienti è il secondo peggiore d’Italia, con 0,67 medici ogni mille abitanti (contro una media nazionale di 0,76). Intere aree restano senza medici di base e, senza filtro territoriale, il Veneto registra oltre il 54% di codici bianchi nei pronto soccorso nel biennio 2022-2023. Intanto la spesa privata per la salute è salita a 847 euro pro capite, 110 in più della media nazionale.
E parlano le storie: «Una signora si è rotta il femore, le avevano promesso il fisioterapista a domicilio ma non ha più visto nessuno», raccontano i giovani medici volontari dell’ambulatorio popolare Azadi del quartiere Palestro a Padova. «Il medico di base del quartiere aveva duemila pazienti – proseguono i medici di Azadi – è andato in pensione e noi abbiamo avuto un picco di accessi, anche per richieste banali. Le persone sono sfiduciate: vedono che la rete di prossimità non esiste più».
Il Veneto è stato per decenni un modello virtuoso di integrazione sociosanitaria, anticipando nel 1975 la riforma sanitaria nazionale. Ma quella visione, che ancora sopravvive in alcune esperienze territoriali, oggi, sotto gli occhi di tutti, si sta rapidamente erodendo.
il Manifesto 9 novembre 2025