Montecchio Maggiore: il traffico di coca e la rotta delle pelli

Non fosse stato per il cognome la candidatura a sindaco di Lara alle ultime elezioni amministrative, giovane e brillante avvocata da sempre residente a Montecchio, sarebbe stata salutata con simpatia. Ma il cognome Criaco nella cittadina dell’ovest vicentino pesa come un macigno, tanto più che il chiacchieratissimo padre Francesco presenziava a tutti i banchetti di raccolta firme della lista. Il risultato è stato peggiore delle attese – 330 voti, il 3% dell’elettorato – e per un soffio Lara – lineamenti dolci come la bellissima madre – non entra in consiglio comunale. Molto peggio le è andata dopo un paio d’anni, ritrovandosi con il padre in carcere, assieme al cugino, per traffico internazionale di stupefacenti, e pure lei indagata nell’inchiesta.

Non che non se l’aspettasse: più volte si era recata al Comando dei Carabinieri di Montecchio per protestare contro il controllo assillante di cui era oggetto la famiglia da un po’ di tempo a questa parte. D’altronde nel curriculum del padre, originario di Africo Nuovo in provincia di Reggio Calabria, spiccavano alcuni precedenti per estorsione e traffico di stupefacenti. I primi a tenersi alla larga dalla famiglia Criaco erano le altre famiglie della numerosa comunità di emigrati calabresi a Montecchio come i Romeo, anche loro emigrati da Africo, ma di solide tradizioni comuniste con Domenico dirigente della locale federazione del Pci e dell’Anpi. Un’immagine questa che richiama le pagine di Corrado Stajano e una Calabria fuori dagli stereotipi, per nulla omogenea e per nulla rassegnata.

Anche Francesco Criaco a suo modo cercava un ruolo in società. La sua piccola impresa edile, la Becri Costruzioni, sponsorizzò agli inizi degli anni duemila la società amatoriale di calcio. Ma il marchio infamante della ‘ndrangheta non se lo toglieva di dosso. Quando viene sequestrato Carlo Celadon, il figlio di un imprenditore conciario della vicina Arzignano, ostaggio della ‘ndrangheta in Aspromonte per più di due anni, Criaco finisce nella rosa degli sospettati. I fiancheggiatori locali del sequestro non furono mai individuati con certezza.

Lara ha il suo bel daffare anche per difendere, in veste di avvocato, il cugino Leo, anche lui residente a Montecchio e anche lui finito in carcere dopo l’inchiesta di ieri, e coinvolto in questi anni in plurime inchieste per traffico di stupefacenti.

In una di queste, denominata Due Torri Connection, finisce in carcere in compagnia di Leonardo Marte, 56 anni di Africo, residente a Bologna e condannato per il sequestro del vicentino Celadon. Le coincidenze, alle volte.

Gli innumerevoli controlli di polizia di cui si lamenta Francesco Criaco certificano le sue frequentazioni borderline con personaggi contigui e alle volte anche interni alle cerchie criminali calabresi. Frequentazioni che si consolidano anche in rapporti di affari: Francesco Criaco risulta proprietario del bar il Teatro di Arzigano, in società con Maria Mangerace moglie di Pasquale Madaferri. Quest’ultimo, residente nel milanese, ha precedenti per stupefacenti ed è, secondo gli inquirenti, componente di spicco della cosca Morabito, tra le più potenti famiglie criminali calabresi, originaria di Africo, come i Criaco del resto.

L’ultimo sequestro quantitativamente più rilevante, 686 chili di cocaina, avvenuto in Veneto si è registrato a Montebello Vicentino, nel dicembre 2018, una manciata di chilometri da Montecchio. Ma gli episodi di sequestri di stupefacenti e di arresti di trafficanti sono innumerevoli da queste parti. Nel dicembre 2018 un carico di 7 quintali di cocaina è stato recapitato in una ditta conciaria per errore tanto che il titolare ha avvisato subito i carabinieri. Una svista che è costata 80 milioni di euro agli sbadati trafficanti.

Che questo sia un piccolo eden per i commercianti di droga ce lo dicono due semplici elementi: il primo è rappresentato dalle rotte consolidate dalle ditte conciarie del distretto di Arzignano con l’America Latina che da lì importano le pelli degli allevamenti argentini. Come sempre le rotte degli affari legali si intersecano e si confondono con quelle degli affari legali. Tanto più se gli affari legali non sempre vanno a gonfie vele e comunque non riservano i margini che può riservare l’illegale polvere bianca. E poi le rilevanti riserve di denaro in nero che da queste parti imbottiscono i materassi di una quota rilevante di imprenditori e devono trovare un modo per fruttare al meglio. Personaggi come i Criaco per questo servizi rimangono sempre a disposizione.

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