12a-foto12Manca poco, ma il trasloco definitivo avverrà con l’anno nuovo. Lo storico palazzo di Piazza Insurrezione progettato dall’architetto Gino Peressuti e inaugurato quasi ottant’anni fa, il 24 ottobre 1937, ospiterà ancora per pochi mesi gli ambulatori medici che saranno ancora reperibili nel monumentale palazzo di Piazza Insurrezione, mentre i lavori di adeguamento degli uffici che erano dell’Automobile Club in via Scrovegni procedono a ritmo serrato.

Una volta completato il trasloco, l’Inps padovano sarà così dislocato in tre differenti sedi nel raggio di poche decine di metri: in via Delù negli spazi che erano dell’Inpdap – l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici confluito nell’Inps –, all’angolo tra via Gozzi e via Trieste, in spazi di proprietà dell’ente previdenziale, e in affitto all’ex Aci dove troveranno spazio gli ambulatori medici ancora oggi reperibili in piazza Insurrezione.

Era il 30 giugno 2010, di fronte al notaio Vaudano di Padova, quando i rappresentanti della società Champions Re acquistavano l’intero palazzo per 30 milioni di euro. Alla guida della società, il noto immobiliarista padovano Fabio Parancola. L’operazione faceva parte delle famose cartolarizzazioni del patrimonio pubblico escogitate dall’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti. Del futuro dello storico palazzo non ci sono notizie certe. Un progetto preliminare per due “medie strutture di vendita” giace dal 2012 al settore edilizia privata del Comune. Allora si parlò di un centro commerciale di lusso, ma agli uffici comunali non sono giunte ulteriori richieste o comunicazioni. Ma anche nella storia della società Champions Re sarebbe utile vederci chiaro: costituita il 17 maggio del 2010, un mese prima dell’acquisto del palazzo, ha sede legale in via Emanuele Filiberto 14. In consiglio d’amministrazione, oltre al presidente Fabio Parancola, troviamo Andrea d’Amico (noto procuratore sportivo) e Matteo Guardalben, ex portiere di serie A.

Il controllo della società è saldamente in mano a Parancola tramite la Cmh srl, di cui possiede il 90% delle quote, e che a sua volta ha in mano il 52% della Champions Re. Il resto della torta è spartito tra calciatori – Sebastian Giovinco, Vincenzo Iaquinta, Lorenzo Amoruso, Filippo Cristante – e i procuratori sportivi Claudio e Luca Pasqualin.

Al momento dell’acquisto del palazzo nel consiglio d’amministrazione, insieme a Parancola e D’Amico, risultava presente anche Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo Iaquinta.

Giuseppe Iaquinta, un imprenditore edile nato a Cutro e residente a Reggio Emilia dal 1980, è stato arrestato, il 28 gennaio 2015, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’inchiesta Aemilia. È stato poi scarcerato il 26 marzo dello stesso anno e in questi mesi sta affrontando il processo con rito ordinario presso il tribunale di Reggio Emilia.

«Pur non essendo coinvolto nella consumazione di reati fine – si legge nell’ordinanza che ha portato al suo arresto – è un soggetto di rilievo all’interno dell’organizzazione criminale. Egli, innanzitutto, è in stretto contatto con i vertici dell’associazione – scrivono i magistrati emiliani –, sono state infatti accertate frequentazioni con Nicolino Grande Aracri e nel luglio 2011 dopo un summit in Cutro a cui ha partecipato anche Antonio Gualtieri, è stato coinvolto nel progetto di realizzazione di un pool di imprese reggiane (vicine o contigue al sodalizio) per andare ad acquisire importanti appalti nella zona di Cutro o comunque in Calabria».

Non solo: nel luglio 2013 Iaquinta si è visto negare dalla prefettura emiliana, per la sua principale ditta edile (la Iaquinta Costruzioni) l’iscrizione alla “white list” perché «i tentativi di infiltrazioni mafiose – secondo la prefettura – tendevano a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa». L’iscrizione era necessaria per accedere, tra le altre cose, agli appalti per la ricostruzione post terremoto.

Quest’ultimo provvedimento ha danneggiato non poco la Champions Re che nel 2013 intendeva acquisire, per 7 milioni di euro, il 10% delle quote della società finanziaria Capital Shuttle per poter, a quel punto, valutare l’acquisizione di una partecipazione del 67,216 % nel capitale della banca IPIBI Financial Advisory spa di Milano. La Capital Shuttle rifiutò l’offerta della Champions Re per «mancanza dei requisiti di onorabilità, rispetto della normativa antiriciclaggio ed elementi ostativi sui soggetti che detengono partecipazioni bancarie».

L’esclusione dalla white list ha poi causato la risoluzione di un contratto di vendita per un milione e 600 mila euro – era già stato sottoscritto il preliminare – di un palazzo di Reggiolo (Reggio Emilia) di proprietà della Champions Re e della Iaquinta Costruzioni. Insomma, un disastro. La cessione delle quote al figlio Vincenzo il 5 agosto 2014 diventa inevitabile. Anche Vincenzo, in realtà, è coinvolto nell’inchiesta Aemilia, ma in ruolo più defilato: in casa del padre, dentro una cassaforte, sono state trovate due pistole registrate a suo nome: anche se Vincenzo aveva regolare permesso per la detenzione delle armi, il problema è che si trovavano in possesso del padre a cui ciò era stato proibito da un precedente provvedimento. Con il trasloco definitivo, l’Inps dovrebbe risparmiare i 700 mila euro annui che l’ente previdenziale ha versato in questi anni alla Champion Re per l’affitto della sua ex sede.