E’ un incanto, ma è anche un ginepraio. L’incantevole ginepraio sta in Calabria: si affaccia sullo scintillante Ionio, custodisce uno dei santuari più importanti della Magna Grecia, quello di Hera Lacinia, moglie di Zeus. Il promontorio di Capo Colonna, un grande parco archeologico che sta subendo l’attacco concentrico di tre interventi di “valorizzazione” turistica, come si usa denominarli. Ed uno di questi parla veneto, come vedremo.

Il primo è stato sequestrato a metà febbraio. Nato come campeggio per bungalow, la costruzione del “Marine Park Village”, promosso dai fratelli Scalise, a punta Scifo, ha richiesto lo sbancamento selvaggio di luoghi che la direzione per l’Archeologia aveva chiesto di tutelare. I fratelli Scalise ufficialmente di mestiere fanno i “coltivatori manuali della terra” pur possedendo una serie di negozi di articoli sportivi. Nella battaglia giudiziaria per la difesa del proprio progetto si sono fatti assistere da un avvocato di peso, Domenico Grande Aracri, fratello del più famoso Nicolino, capo indiscusso della cosca omonima.

Del secondo ne parlano al telefono, intercettati, diversi comprimari dell’inchiesta Aemilia sugli interessi del clan GrandeAracri nel nord Italia. Ne parla, ad esempio Antonio Valerio con Giuliano Frijio detto “Zio Gino”, imprenditore edile: “Ora c’è un progetto…oh …c’è un progetto…di case di legno…che non lo sa ancora nessuno…eh…non farne voce là sotto… […] eh..va tranquillo…che poi…un po’ di lavoro lo sviluppiamo eh, ma la c’è più lavoro che qua …adesso a Capocolonna…stiamo facendo certi progetti a Capocolonna e devono fare cinquecento case di legno”.

Aggiungiamo, per completezza, che sul promontorio di Capocolonna la famiglia Grande Aracri possiede, dai tempi del padre dell’attuale boss Nicolino, un appezzamento di terra e su quella terra, splendida, sono state edificate una serie di villette. Rigorosamente abusive.

In questo incantevole ginepraio una società di Bassano del Grappa, Iniziativa Capo Colonna srl, ha proposto, a suo tempo, all’amministrazione comunale di Crotone un importante progetto per la costruzione di un complesso turistico alberghiero. Il terzo della saga, il primo in ordine cronologico. Parliamo di 6 ettari di terreno dove troveranno posto, leggiamo nel progetto predisposto dallo studio Trocino di Crotone, un albergo ed una serie di unità residenziali e poi attrezzature e servizi quali campi da tennis e un piccolo anfiteatro, oltre a percorsi pedonali e zone di sosta, tutti immersi nella vegetazione. La richiesta di lottizzazione, firmata dall’amministratore della Iniziativa Capo Colonna srl, il commercialista bassanese Emilio Dei Vecchi, è stata protocollata dal Comune di Crotone il 21 dicembre del 2005. Dei Vecchi risulta amministratore unico e socio di minoranza con il cinque per cento, mentre la maggioranza fa capo ai fratelli bassanesi Gianfranco e Ivano Tolio con il 45,5 per cento a testa. Il via libera della giunta è stato indolore in quanto l’area interessata era già destinata dal Piano regolatore del 2003 ad “attrezzature turistiche“.

Il progetto farà ancora parlare di sè nel 2015 quando un cronista del settimanale “Il Crotonese”, Francesco Pedace, nota, oltre all’imponente colata di cemento prevista lungo la splendida costa, come la società Iniziativa Capo Colonna srl sia nata per scissione da un’altra società, la Progetto Residence Colonna srl, sede legale a Padova in via Gasparotto 8, sempre amministrata da Dei Vecchi con il cinque per cento delle quote. I soci, in questo caso, sono due società di Cipro, la Tashati Limited e Undlar Limited. Società che compaiono, aggiungiamo noi, anche come soci di un’altra società dei Tolio, la Cardo srl, di cui ci occuperemo tra poco.

I tre progetti non hanno nulla in comune, sia chiaro. Se non il fatto che insistono nella stesso splendido luogo.

I fratelli Tolio risultano attivi in diverse società immobiliari tra Bassano del Grappa e Padova come la Gift srl, la Fintel 3 srl, M5 srl, Alvin srl. Gianfranco Tolio risulta anche presidente del consiglio direttivo della Fondazione Domenico Tolio che opera – con finalità di beneficienza e di promozione culturale – all’interno della splendida Villa Giusti del Giardino e del suo grande parco.

La Cardo srl, ora cessata, era una delle società immobiliari dei Tolio con sede a Padova in piazzetta Gasparotto 8. La società risulta aver venduto il 7 luglio del 2011 la sua partecipazione – per un valore di 12 mila euro – nella Charter Plus societa’ di noleggio di yacht a Giacomo Crisafulli, imprenditore residente a Montebelluna e originario della provincia di Messina. Esattamente una settimana dopo che il sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma disponeva il sequestro della società comprensivo di beni mobili ed immobili. Ed una settimana prima che il Tribunale convalidasse il provvedimento. Quel sequestro, indirizzato contro i beni della ‘ndrina Gallico di Palmi, fece allora molto scalpore allora perchè riguardò anche luoghi simbolo della capitale come l’Antico Caffè Chigi a pochi passi dalla Camera. Il 7 luglio, oltre alla Cardo dei Tolio, anche un altro socio, Rosario Bagala’, vendette le sue quote a Crisafulli. Da sottolineare che il sequestro e la confisca dei beni riconducibili al capo cosca Nicola Delfina è stato confermato dalla Cassazione nel 2014 e che nel caso della Charter Plus riguarda la quota detenuta da Rosario Bagalà riconosciuto come prestanome del boss.

Insomma era il socio dei Tolio la mela marcia. I Tolio, che non furono e non sono indagati, erano semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Una passione per i gineprai, evidentemente.

Il Mattino 11 maggio 2017villa giusti