Di certo non è passato inosservato. Antonio De Martino, quarantenne imprenditore e immobiliarista originario di Lamezia Terme, al Lido di Venezia si è dato da fare raccogliendo consensi, sospetti e (poche) pubbliche avversioni. Estroverso, loquace, di una gentilezza un po’ chiassosa ed esibita, Antonio De Martino si è occupato un po’ di tutto: affari immobiliari, costruzioni, turismo, locali e ristoranti, politica. Un ciclone di attivismo che si è abbattuto su questa quieta isola lagunare tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del duemila.

All’inizio si tratta di una presenza intermittente perché deve scontare una pena per l’omicidio accidentale, avvenuto nel 1993 nella natia Lamezia Terme, di un ragazzo, Giuseppe Giampà. Contando su periodici permessi dal carcere, mette piede al Lido mettendo a segno i primi affari in campo edile con la vigile ed esperta assistenza del padre Saverio, imprenditore reduce a sua volta, nel settembre del 1995, da un attentato in cui rimase gravemente ferito.

Questi burrascosi precedenti non impediscono ai De Martino, il figlio Antonio in particolare, di “entrare in società”. Dal punto di vista economico, avviando diverse attività tra cui una agenzia immobiliare con sede sul Gran Viale, il ristorante La Pagoda, un negozio di souvenir a Venezia, la costruzione di case e, recentemente, la gestione delle spiagge più belle e rinomate dell’isola lagunare, quelle dei grandi alberghi Des Bains e Excelsior. Negli anni, Antonio De Martino ha animato una associazione di commercianti – l’associazione “Vivere il Lido” – e una serie di iniziative di promozione che hanno stupito.

L’età media dei 17mila abitanti del Lido è più alta di quella, già altissima, dei residenti del centro storico veneziano. L’attivismo di De Martino, in una società un po’ ripiegata su se stessa, balza all’occhio. Giochi e animazioni serali lungo il viale d’estate, la tessera annuale «Venezia Lido Card», che da diritto a sconti per le famiglie: niente di che, elementari principi di marketing territoriale, ma al Lido non ci aveva pensato nessuno.

Non poteva mancare la politica nel suo curriculum: e infatti nel 2006 De Martino apre una sezione dell’Udc, partito che a Venezia fa riferimento a Ugo Bergamo, politico di lungo corso, sindaco negli anni ’80. Si parla di un consistente pacchetto di tessere che De Martino avrebbe portato in dote al partito. La sua militanza politica è reale: per dieci anni siede infatti nel direttivo cittadino dell’Udc.

Ci sarebbe però una “storia notturna” che scorre parallela e, alle volte, incrocia la brillante carriera imprenditoriale. La racconta l’interdittiva antimafia emanata un paio di settimane fa dal prefetto di Venezia nei confronti della Venice Top Management srl, una delle società dell’imprenditore: “Antonio e Saverio De Martino – si legge nel documento prefettizio – continuano a mantenere rapporti con numerosi esponenti della malavita organizzata calabrese e con soggetti agli stessi sodalizi criminali facendo emergere un intreccio di cointeressenze personali ed economiche”.

Il padre Saverio e Antonio, negli anni, sarebbero rimasti legati da vincoli di amicizia e riconoscenza al boss della cosca Iannazzo di Lamezia Terme, Vincenzo Iannazzo. Tanto da ospitarlo a Venezia nel 2009 quando Vincenzo lasciò per un periodo Lamezia per contrasti con i suoi sodali o finanziarne il soggiorno in Irlanda. Il documento del Prefetto sottolinea il legame d’affari esistente tra Iannazzo e i De Martino, in particolare per quanto riguarda la Regit srl – società con sede legale a Lamezia, ma attiva nel Veneziano – con cui la famiglia De Martino farà diversi affari tra il 2001 e il 2004. E questo sarebbe avvenuto, secondo la Prefettura, in seguito alla visita, nel 2001, di Iannazzo in alcuni cantieri della Regit. La loro rete di conoscenze nel Veneziano sarebbe stata sfruttata, secondo quanto scrive la Prefettura, varie volte da sodali della rete ’ndranghetista. Come quando Gennaro Longo di Lamezia Terme – “sospettato di essere contiguo alla consorteria ‘ndranghestita Iannazzo-Giampà”, titolare della ditta ElleDue costruzioni, vince nel 2011 l’appalto la costruzione della caserma dei carabinieri di Dueville nel vicentino. Grazie ai buoni uffici di Antonio De Martino (dice l’interdittiva), la ElleDue costruzioni ottiene la certificazione necessaria per concorrere agli appalti pubblici.

I nodi della rete di conoscenze di De Martino sembrano ben piazzati: lo scorso 23 settembre è stato condannato a quattro mesi di reclusione per aver utilizzato informazioni coperte dal segreto. Antonio Cairo, sotto capo della capitaneria del porto di Venezia, avrebbe infatti avvertito in anticipo l’imprenditore sui futuri controlli nei suoi stabilimenti balneari.

Della “storia notturna” dei De Martino, al Lido, si vociferava almeno da una decina d’anni. Voci sempre più insistenti dopo l’arresto, il 14 maggio 2015, del padre Saverio nell’inchiesta Andromeda della procura di Catanzaro a carico delle cosche di Lamezia Terme, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Saverio è poi stato ritenuto estraneo alle accuse dal Tribunale del Riesame di Catanzaro e scarcerato il 2 giugno. Si era alla vigilia delle elezioni e De Martino aveva seguito la parte dell’Udc fedele al centrosinistra, si era candidato per la municipalità del Lido, ma il candidato del centrosinistra, Felice Casson, aveva posto il veto sulla sua candidatura.

“Antonio Provenzano mi faceva l’esempio, no?, se De Martino aveva preso tutti questi appalti, come fa a prenderli? Qua come li prendiamo gli appalti? Con l’amicizia. E la stessa cosa è là”. A parlare è Angelo Torcasio, collaboratore di giustizia, le cui confessioni hanno dato il via all’inchiesta Andromeda.

L’amicizia di cui parla Torcasio è in realtà un saldo rapporto con rappresentanti del mondo politico che – al sud come al nord – rimangono figure decisive per l’assegnazione degli appalti. “Dalle risultanze investigative emerge – scrive il prefetto – che De Martino Antonio avrebbe richiesto ad un politico ed amministratore locale di intercedere sul funzionario a capo della struttura competente al fine di velocizzare al procedura di concessione dell’autorizzazione a costruire nell’area del Parco delle Rose (…). Di fatto l’autorizzazione venne rilasciata dieci giorni dopo”.

Siamo nel 2010 e l’affare del Parco delle Rose è l’occasione, forse l’unica, in cui Antonio De Martino si scontra con una parte degli abitanti del Lido, i componenti del battagliero comitato ambientalista locale. De Martino progetta di costruire in un’area verde nella zona centrale del Lido due edifici ad uso commerciale e residenziale compreso dei garage sotterranei. Il progetto di De Martino verrebbe ricompreso in tutta la serie di interventi previsti dall’anniversario dell’Unità d’Italia, un “Grande Evento”, occasione per nominare commissari straordinari e velocizzare procedure.

Al Lido alla costruzione del nuovo palazzo del Cinema il commissario straordinario Vincenzo Spaziante accumula altre competenze tra cui la decisione sul Parco delle Rose. Il progetto di De Martino viene fieramente osteggiato dal coordinamento delle associazioni ambientaliste, ma supera lo scoglio delle autorizzazioni (semplificate dal regime commissariale). Alla fine De Martino non riuscirà a reperire il capitale sufficiente e ad accordarsi con i proprietari dell’area e il progetto – forse il più ambizioso dei suoi – rimarrà sulla carta.

I De Martino, padre Salvatore, madre Angela Perri, la sorella Vincenza con il marito Ferdinando Estini (fratello di Ottavio Estini, genero di Pasquale Giampà, capo della famiglia ndranghetista omonima) vivono insieme in un complesso residenziale, dal disegno architettonico un po’ vanitoso, alle “terre perse”, zona in bilico tra la cittadina del Lido e il borgo veneziano di Malamocco. Da pochi anni ha aperto, con buone speranze, un locale – Lidò – sul Gran Viale.

Sia chiaro: il provvedimento della Prefettura è una misura preventiva, i fatti descritti sono frutto di attività investigativa, ma non hanno validità al fine di dichiarare Antonio De Martino appartenete alla ‘ndrangheta. De Martino potrà ricorrere al Tar per dimostrare le sue buone ragioni. Che la “storia notturna” esista davvero nessun tribunale lo ha ancora stabilito.

da La Nuova Venezia 30 dicembre 2016